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Riflessioni notturne tra tormento interiore e ricordi perduti

Pubblicato il 15/05/2025
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La poesia "Alta è la notte" di Vincenzo Monti rappresenta una riflessione profonda sul tormento interiore e sui ricordi perduti. Il testo, ispirato all'ultima lettera di Werther scritta all'amata Lotte, unisce elementi preromantici e romantici, utilizzando la notte come simbolo dell'interiorità e del dissidio dell'anima. Attraverso la contemplazione delle stelle e della natura, il poeta esplora temi universali come la caducità del tempo, la perdita della felicità e il rimpianto per momenti irrecuperabili.

La notte e il tormento interiore

Il testo si apre con l'immagine della notte alta e profonda, che simboleggia l'interiorità e il tormento del poeta. In questa notte, il mondo dorme sepolto nella calma, e con esso sembra sopita anche la procella del cuore, la tempesta interiore. Tuttavia, il poeta balza fuori dalle piume e guarda il cielo, dove attraverso le nubi squarciate dal vento iracondo, vede scintillare le stelle deserte.

L'immagine della notte alta e profonda crea una perfetta corrispondenza semantica: da un lato abbiamo la profondità della notte, dall'altra la calma. I notturni sono tipicamente romantici e preromantici, presenti sia nella letteratura che nella musica. L'immagine della notte e del tormento interiore è presente anche nell'Eneide di Virgilio, nel quarto libro, dove si parla della notte di Didone, e in Apollonio Rodio, con la notte di Medea.

Il mondo è soggetto di "dorme", e nella notte profonda tutto è avvolto nel silenzio e sommerso dalla calma diffusa. La "procella del mio cor" rappresenta il dissidio interiore del poeta, che si manifesta attraverso l'iperbato e l'anastrofe, figure retoriche che sottolineano l'intensità emotiva. L'io lirico emerge attraverso i verbi "balzo", "guardo" e "veggo", tutti alla prima persona singolare, manifestando la sua presenza e la sua contemplazione del cielo notturno.

Riflessioni sulla caducità delle stelle

Il poeta si rivolge alle vaghe stelle, utilizzando un termine caro alla letteratura di Leopardi perché rappresenta la poetica dell'indefinito, del vago. "Vagare" significa sia errare che desiderare, quindi le stelle sono desiderate e rappresentano l'infinito. Il poeta osserva il cielo e tende alle stelle, dunque all'infinito, riflettendo sulla loro eventuale caduta e sull'estinzione del tempo.

Il poeta si chiede se le stelle cadranno e se verrà un tempo in cui l'Eterno ritirerà il suo sguardo e spegnerà tanti Soli. I "soli" possono rappresentare sia gli astri che i giorni, come diceva Catullo: "Soles occidere et redire possunt". Se i giorni finiscono, il tempo finisce, e si entra nella notte eterna. L'attenzione del poeta si concentra poi su una costellazione particolare, il Tardo Boote, l'orsa maggiore, definita "gentile" perché si vede sempre e "tarda" perché attraversa lentamente il cielo.

La costellazione viene personificata, e il poeta le chiede come mai sgombra dalla sua mente i pensieri e gli ricorda la notte felice. Questo passaggio introduce la poetica del ricordo, che diventerà centrale nella seconda parte del testo. Il vento, personificato come "iracondo soffio", squarcia e sospinge le nubi, creando un'atmosfera di tensione e di movimento che contrasta con la calma apparente della notte.

Ricordi di una notte felice

Il poeta ricorda una notte felice trascorsa con un'amica, durante la quale era seduto al casto fianco della donna e le aveva mostrato con il dito la costellazione di Boote. Al chiarore delle rote della costellazione, l'amica volgeva gli occhi ridenti, mentre il poeta, prostrato ai suoi ginocchi, contemplava un oggetto più vago, che sapeva meglio meritare i sospiri e i trasporti di un tenero cuore.

Questo ricordo è caratterizzato da un'atmosfera di intimità e di gioia, dove la contemplazione delle stelle diventa un momento di condivisione e di amore. L'ipallage "casto fianco dell'amica" (dove "casto" si riferisce sintatticamente al fianco ma semanticamente all'amica) e l'iperbato "luci e ridenti" (dove le luci rappresentano gli occhi) arricchiscono il testo, sottolineando la delicatezza e la purezza del momento.

L'anastrofe (inversione) presente in "a contemplar rivolto" e "meritar sapea" crea un effetto di solennità e di elevazione stilistica, tipica della poesia neoclassica. Il ricordo diventa così un momento di felicità perduta, che il poeta cerca di rivivere attraverso la memoria, ma che rimane irrecuperabile nel presente.

Il dolore del ricordo perduto

Il poeta si chiede se ha perso per sempre questi istanti dolci e come è possibile che sia rimasto in vita pur avendoli persi. Questo monologo personale riflette il tormento interiore e il rimpianto per ciò che non è più. Il poeta si sente deluso dal silenzio della notte e dall'aspetto tenebroso della natura muta e mesta, che sembra riflettere il suo dolore interiore.

La natura, con la sua allitterazione "muta e mesta", ha un aspetto tenebroso che sembra riflettere il tormento del poeta. Questo elemento è presente anche in Lucrezio, nel sacrificio di Ifigenia, dove la natura triste e silenziosa riflette il dolore umano. Il silenzio della notte e della natura diventa così un elemento delusivo, che non porta la calma promessa ma anzi risveglia il dolore.

Il poeta inizia nuovamente a risuonare con i suoi sospiri, che sono fonte di insoddisfazione perché rimpiange il passato e ciò che non può essere. L'elemento del rimpianto domina questi versi, che diventano il preludio al pianto, l'esternazione fisica di un dolore interiore. Il testo si chiude così con l'immagine del pianto che ritorna sulle ciglia del poeta, simbolo del dolore che non può essere superato.

Analisi poetica e simbolismo

Il testo "Alta è la notte" si ispira all'ultima lettera di Werther scritta all'amata Lotte, e contiene elementi che già tendono al romanticismo. La notte, le stelle, il vento, la natura muta e mesta sono tutti elementi tipicamente romantici che riflettono il tormento interiore e il desiderio di infinito del poeta. Le figure retoriche come l'iperbato, l'anastrofe e l'ipallage arricchiscono il testo, sottolineando l'intensità emotiva e la solennità stilistica.

Il simbolismo della notte rappresenta l'interiorità, il tormento e il ricordo, mentre le stelle simboleggiano l'infinito, la caducità e il desiderio. Il vento, personificato come "iracondo soffio", rappresenta le forze che turbano la calma apparente, mentre la natura muta e mesta riflette il dolore del poeta. La costellazione di Boote diventa così un simbolo del ricordo e della felicità perduta, che il poeta cerca di rivivere attraverso la memoria.

La struttura del testo, con le sue cinque sezioni, riflette il percorso emotivo del poeta: dalla contemplazione della notte e del cielo, alla riflessione sulla caducità delle stelle, al ricordo della notte felice, al dolore per la perdita, fino all'analisi poetica e simbolica. Questo percorso crea un'unità tematica e stilistica che unisce elementi neoclassici e preromantici, anticipando il romanticismo italiano.