Pascoli, Giovanni - Il gelsomino notturno (2)
La poesia "Il gelsomino notturno" di Giovanni Pascoli crea un'atmosfera notturna suggestiva attraverso immagini impressionistiche e descrittive. Il fiore che si schiude al crepuscolo e si chiude all'alba diventa il pretesto per esplorare una realtà nascosta e una vita interiore da cui il poeta si sente escluso, simboleggiando una dimensione nuova della realtà collegata alla percezione dell'esclusione dalla normale fruizione della sessualità.
L'atmosfera notturna e le immagini impressionistiche
A prima lettura, la poesia appare costituita da una serie di nozioni impressionistiche che non hanno tra loro legami, se non quello di creare una suggestiva atmosfera notturna. Le immagini si susseguono senza un apparente ordine logico: i fiori notturni che si aprono, le farfalle crepuscolari apparse in mezzo ai viburni, i gridi che si tacciono, una casa che bisbiglia, i nidi che dormono sotto le ali, l'odore di fragole rosse che si esala dai calici aperti.
La descrizione del paesaggio notturno crea un'atmosfera di sospensione e di attesa, dove ogni elemento sembra partecipare a un rito segreto. Il poeta osserva questa realtà dall'esterno, percependo una dimensione nuova della realtà, di una sua vita nascosta da cui si sente escluso. Questa percezione di esclusione è centrale nella poesia e si manifesta attraverso la contrapposizione tra l'osservatore esterno e la vita che si svolge all'interno della casa degli sposi.
Le immagini notturne (il lume che splende nella sala, la Chioccetta che va per l'aia azzurra col suo pigolio di stelle, il lume che passa su per la scala e brilla al primo piano prima di spegnersi) creano un'atmosfera di mistero e di suggestione, dove il poeta percepisce qualcosa che gli sfugge, qualcosa di cui non può far parte.
Il significato simbolico del gelsomino notturno
Il gelsomino notturno è un fiore che schiude la sua corolla al crepuscolo e all'alba, dopo aver esalato il suo intenso profumo, richiude i petali. La descrizione del fiore è solo un pretesto per esplorare temi più profondi legati alla percezione di una dimensione nuova della realtà e all'esclusione dalla normale fruizione della sessualità.
Il fiore che si schiude per il processo di fecondazione è paragonato al rito che si svolge nel mondo umano, in particolare nella casa dei due sposi. Il poeta percepisce questo rito dall'esterno, come un osservatore escluso da una realtà che gli appartiene ma da cui si sente separato. L'odore del gelsomino che si esala per tutta la notte e passa col vento diventa così il simbolo di una felicità nuova, di una dimensione della realtà che il poeta può solo percepire ma non vivere direttamente.
All'alba, quando i petali del gelsomino si chiudono, un poco gualciti, dentro l'urna molle e segreta si cova "non so che felicità nuova". Questa felicità nuova rappresenta il risultato del processo di fecondazione, sia nel mondo naturale che in quello umano, una felicità che il poeta può solo intuire ma non sperimentare direttamente.
La percezione dell'esclusione e la dimensione nuova
Il motivo centrale della poesia è la percezione di una dimensione nuova della realtà, di una sua vita nascosta da cui il poeta si sente escluso, come è escluso dalla normale fruizione della sessualità. Questa percezione di esclusione si manifesta attraverso la contrapposizione tra l'osservatore esterno (il poeta) e la vita che si svolge all'interno della casa degli sposi.
Il poeta osserva dall'esterno il rito che si svolge nella casa, percependo attraverso i sensi (l'odore del gelsomino, il lume che si muove, i suoni della notte) qualcosa che gli sfugge, qualcosa di cui non può far parte. Questa percezione di esclusione è centrale nella poesia e riflette la condizione esistenziale del poeta, che si sente separato da una realtà che gli appartiene ma da cui è escluso.
La poesia si chiude con l'immagine dell'alba, quando i petali del gelsomino si chiudono e dentro l'urna molle e segreta si cova "non so che felicità nuova". Questa felicità nuova rappresenta il risultato del processo di fecondazione, una felicità che il poeta può solo intuire ma non sperimentare direttamente, sottolineando così la sua condizione di esclusione dalla normale fruizione della sessualità.
