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L'elogio della rosa di Marino: analisi del testo

Pubblicato il 18/05/2025
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L'elogio della rosa è uno dei passi più celebri dell'Adone di Giambattista Marino, poema epico che riscrive il mito di Venere e Adone in quarantamila versi. Il componimento, inserito nel contesto dell'incontro tra la dea e il giovane cacciatore, celebra la rosa come simbolo d'amore e bellezza, utilizzando una metafora di proporzione che trasforma il fiore in regina del giardino e creando un locus amoenus dove la natura si dispone in armonia perfetta.

Il contesto narrativo: l'incontro tra Venere e Adone

L'elogio della rosa si inserisce nel momento dell'incontro tra Venere e Adone, che avviene in circostanze del tutto casuali. Una spina di rosa trafigge il piede della dea, costringendola a interrompere il suo viaggio per cercare una sorgente e disinfettare la ferita.

Presso la fonte, Venere trova Adone addormentato. Scorgendolo, la dea prova i primi palpiti dell'amore. A questo punto, il narratore interrompe l'azione principale per rivolgere la sua attenzione alla rosa, costruendo un emblema che rappresenta sinteticamente, per analogia, la situazione che si è determinata tra i due amanti.

La rosa diventa così il tramite dell'amore: il fiore che ha permesso l'incontro tra la più bella delle dee e il più bello tra i mortali. Questa funzione simbolica giustifica l'elogio che Venere rivolge al fiore, esprimendo gratitudine per il ruolo che ha svolto nella nascita del sentimento amoroso.

La riscrittura del mito ovidiano

Marino riprende un mito già raccontato da Ovidio nelle Metamorfosi in settantatré versi, riscrivendolo in quarantamila versi nell'Adone. L'uso che il poeta fa dei materiali raccolti dai componimenti di altri autori non costituisce un processo di imitazione ma di variazione ingegnosa.

In una lettera scritta a un amico nel 1620, Marino afferma di essere sempre stato abituato a leggere "con il rampino", annotando nello Zibaldone (il suo quadernetto per appunti) tutto ciò che considerava utile per poterlo riutilizzare successivamente. Questo metodo di lavoro rivela l'approccio del poeta barocco alla tradizione letteraria: non copia ma trasforma, arricchisce e complica.

Nonostante la trama del mito sia molto semplice, il poeta la arricchisce con numerosi fili narrativi secondari, digressioni, descrizioni e elogi che dilatano il racconto originale. L'elogio della rosa rappresenta una di queste digressioni, dove la narrazione si ferma per celebrare un elemento che ha un ruolo simbolico fondamentale nella vicenda.

La metafora di proporzione e il campo semantico della regalità

Il passo dell'Adone rappresenta un esempio efficace di metafora di proporzione, così definita perché la metafora iniziale (la rosa come regina dei fiori) serve da spunto per le metafore successive, tutte collegate allo stesso campo semantico: la regalità.

Dalla metafora di proporzione nasce una fitta rete di collegamenti che danno l'idea di un mondo equilibrato e armonioso, retto da relazioni segrete tra le cose. La rosa viene descritta come "donna sublime", "imperatrice altera" che siede "quasi in bel trono" sulla "nativa sponda".

I termini utilizzati dal poeta sono legati al campo semantico della regalità: "d'or corona" (immagine riferita ai petali del fiore che evocano simbolicamente una corona regale), "d'ostro il manto" (figura che richiama un nobile mantello porpora), "di guardie pungenti armata schiera" (analogia che si rifà alle guardie armate di una regina). Queste immagini trasformano la rosa in un essere regale, elevandola al di sopra degli altri fiori.

Il locus amoenus e la descrizione del paesaggio

Il poeta accosta all'esaltazione delle qualità della rosa la descrizione di un panorama circostante che può essere definito un locus amoenus: un luogo in cui tutti gli elementi della natura contribuiscono a dare l'immagine di un ambiente vivo, colorato ed elegante, creando così l'idea di un mondo armonioso.

È proprio sulla base del luogo che fa da sfondo alla rosa che il poeta descrive il fiore più bello, mettendo in evidenza la sua particolare ed unica bellezza. La rosa diventa così "la bellezza tra le bellezze": il fiore più regale e importante in uno scenario già elegante e raffinato.

Gli elementi naturali che circondano la rosa (aure vezzose, zeffiro gentile, ninfe e pastori) contribuiscono a creare un'atmosfera idillica dove ogni elemento ha la sua funzione: le aure corteggiano il fiore, lo zeffiro lo accarezza, le ninfe e i pastori ne sono deliziati. Questo mondo armonioso esalta per contrasto la superiorità della rosa.

L'ossimoro "felici affanni" e la complessità dell'amore

L'ossimoro presente nell'ottava è "felici affanni", dove vengono accostati due termini che esprimono concetti contrari: solitamente gli affanni non indicano qualcosa di piacevole o di felice, tuttavia in questo caso gli affanni sono riferiti ai palpiti d'amore che la dea Venere prova nei confronti di Adone.

Gli affanni sono quindi considerati piacevoli perché sono la testimonianza della nascita dell'amore, sentimento positivo che porta felicità e gioia. L'ossimoro esprime la complessità dell'esperienza amorosa, dove dolore e piacere si mescolano, dove l'inquietudine del desiderio si accompagna alla gioia dell'innamoramento.

Questa figura retorica riflette la poetica barocca che ama i contrasti e le antitesi, rivelando come l'amore non sia un sentimento semplice ma un'emozione complessa che unisce opposti: felicità e sofferenza, gioia e inquietudine, serenità e turbamento.

Le percezioni sensoriali e la sinestesia

All'interno del testo poetico sono presenti diversi elementi che richiamano le percezioni sensoriali, creando un effetto di sinestesia che coinvolge tutti i sensi del lettore. Quelli riferiti alla percezione tattile sono: "trafisse", "molle", "pungenti".

I termini che richiamano la percezione del gusto sono: "ruggiadosi licori e cristallini", "alimenti usati". Un riferimento alla percezione olfattiva è: "odorifera famiglia". Tuttavia, il poeta privilegia il campo semantico legato alla percezione visiva.

Marino utilizza molti elementi che contribuiscono a creare l'immagine di un mondo armonioso ed elegante: "rimirarlo", "vedutolo", "porporeggiar", "vermiglia", "sponda", "d'or la corona e d'ostro il manto", "porpora dei giardini", "gemma di primavera", "ligustri", "viole", "splendor". Questa ricchezza di immagini visive riflette la poetica della meraviglia, che mira a stupire attraverso la descrizione di bellezze straordinarie.

Il paragone tra rosa e sole: bellezza terrena e celeste

Un elemento che contribuisce a creare l'effetto della meraviglia è il paragone che il poeta fa tra la rosa e il sole. L'autore racconta dell'amore tra la dea più bella, Venere, ed il più bello tra i mortali, Adone: dunque è necessario accostare alla descrizione della rosa un elemento altrettanto straordinario.

Su un piano paritario, solamente il sole, la stella più importante, può reggere il confronto con il più bello dei fiori. Così vengono comparati due elementi ugualmente straordinari: "Tu sei con tue bellezze uniche e sole / Splendor di queste piagge, egli di quelle; / Egli nel cerchio suo, tu nel tuo stelo, / Tu sole in terra ed egli rosa in cielo".

Il poeta dice che la rosa e il sole possono scambiarsi i ruoli: lui rosa in cielo e lei sole in terra. Questo scambio suggerisce che la rosa, librata tra cielo e terra, nutrita di terra e acqua, è il tramite attraverso il quale l'uomo (Adone) entra in contatto con la sorgente della vita: la femminilità di Venere. La rosa diventa così simbolo dell'unione tra divino e umano, tra cielo e terra.

La poetica della meraviglia e lo stupore

Nel componimento sono numerosi gli elementi legati alla poetica della meraviglia. L'intento del poeta è proprio quello di suscitare stupore nel lettore, come afferma Marino stesso: "È il fin del poeta la meraviglia, chi non sa far stupir vada alla striglia".

Marino si rifiuta di sottoporre il piacere estetico al fine pedagogico: l'obiettivo del poeta è "far inarcare le ciglia", immagine che esprime l'emozione provata nel cogliere significati impliciti e nascosti. La poesia barocca non vuole insegnare ma stupire, non vuole educare ma emozionare attraverso la bellezza e l'ingegno.

L'elogio della rosa realizza perfettamente questo obiettivo attraverso l'accumulo di immagini straordinarie, metafore ingegnose, descrizioni ricche di particolari preziosi. Ogni elemento contribuisce a creare un effetto di meraviglia che coinvolge il lettore in un'esperienza estetica intensa e coinvolgente.

La struttura metrica e lo stile

Il componimento è scritto in ottave, la forma metrica tipica del poema epico italiano, utilizzata da Ariosto e Tasso. Ogni ottava è composta da otto endecasillabi con schema di rime ABABABCC, dove le prime sei rime sono alternate e le ultime due formano una coppia.

Lo stile è caratterizzato da un linguaggio ricco e prezioso, con un lessico che attinge al campo semantico della regalità, della bellezza, della natura. Le figure retoriche (metafore, similitudini, ossimori) si accumulano per creare un effetto di ricchezza e complessità.

La sintassi è spesso complessa, con periodi ampi che si sviluppano attraverso subordinazioni multiple. Questo stile riflette la poetica barocca che privilegia l'artificio, l'ingegno, la complessità formale come mezzi per suscitare meraviglia e stupore nel lettore.

Conclusione

L'elogio della rosa di Giambattista Marino rappresenta un esempio perfetto della poetica barocca e della capacità del poeta di trasformare un elemento naturale in simbolo complesso e ricco di significati. Attraverso la metafora di proporzione che trasforma la rosa in regina, il locus amoenus che la circonda, l'ossimoro che esprime la complessità dell'amore, il paragone con il sole che unisce cielo e terra, Marino crea un componimento che realizza perfettamente l'obiettivo della meraviglia. Il testo dimostra come la poesia barocca sappia utilizzare l'ingegno, l'artificio e la complessità formale per suscitare stupore e coinvolgere il lettore in un'esperienza estetica intensa, trasformando un semplice elogio floreale in una celebrazione della bellezza, dell'amore e dell'armonia tra divino e umano.