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Analisi della poesia "Margarita Naranjo" di Pablo Neruda

Pubblicato il 15/05/2025
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La poesia "Margarita Naranjo" di Pablo Neruda racconta la tragica vicenda di una donna il cui marito, lavoratore del salnitro, viene rapito e assassinato per motivi politici. Attraverso un linguaggio semplice e diretto, Neruda dà voce alle sofferenze del popolo cileno durante le dittature degli anni Quaranta, creando un'opera di straordinaria intensità emotiva e valore sociale.

La vicenda di Margarita Naranjo

La poesia narra la storia di Margarita Naranjo, moglie di un lavoratore del salnitro, una sostanza minerale fondamentale per l'economia cilena. Il marito di Margarita scompare misteriosamente: viene rapito e successivamente assassinato dall'esercito a causa della sua attività politica e del suo impegno sociale.

Margarita non riesce ad accettare una simile ingiustizia e, dopo aver cercato disperatamente aiuto ovunque senza ottenere alcun risultato, si lascia morire. La sua voce si rivolge al viandante come un delicato e triste fantasma, testimone di un dolore che non può essere dimenticato.

La figura di Margarita diventa così simbolo di tutte le donne che hanno perso i propri cari durante le repressioni politiche, rappresentando la voce collettiva di chi ha subito violenze e ingiustizie senza poter ottenere giustizia.

Il contesto storico e politico

La vicenda è ambientata negli anni Quaranta del Novecento, periodo segnato dal colpo di Stato di González Videla in Cile. Questo evento storico costrinse lo stesso Neruda a rifugiarsi all'estero, testimoniando la gravità della situazione politica del paese.

Le dittature in America Latina, e in particolare in Cile, rappresentano un fenomeno che si è ripetuto ciclicamente fino quasi ai giorni nostri. Questa continuità storica conferisce alla poesia un sapore di attualità molto forte, rendendo il messaggio di Neruda ancora oggi profondamente significativo.

La poesia diventa così un documento storico e letterario che denuncia le violenze e le ingiustizie perpetrate dai regimi dittatoriali, mantenendo viva la memoria di coloro che hanno sacrificato la propria vita per la libertà e la giustizia sociale.

Il linguaggio semplice e intenso

Il linguaggio utilizzato da Neruda in questa poesia è volutamente semplice, quasi elementare, perché vuole riprodurre fedelmente quello di una qualsiasi donna del popolo. L'efficacia poetica nasce proprio da questa semplicità straordinariamente intensa, dall'ingenuità e dalla mancanza di doppiezza che trapela dalle parole sincere e disperate del personaggio.

Neruda dimostra di essere capace, in altre sue opere, di utilizzare un linguaggio molto complesso e raffinato. La scelta stilistica in "Margarita Naranjo" nasce dal suo profondo amore per il popolo e dalla convinzione che il linguaggio povero ed essenziale sia tanto capace di esprimere idee e sentimenti quanto un linguaggio colto ed elaborato.

Questa scelta poetica riflette l'impegno civile e sociale di Neruda, che crede fermamente nella capacità della poesia di dare voce agli oppressi e di denunciare le ingiustizie sociali. La semplicità diventa così un veicolo di verità e di autenticità emotiva.

L'antitesi della poesia tradizionale

In un certo senso, questa poesia rappresenta l'antitesi sia del linguaggio fiorito e complicato della poesia tradizionale sia delle associazioni mentali liberissime dei poeti contemporanei, come Rimbaud nelle sue Vocali.

Mentre la poesia tradizionale si caratterizza per la sua elaborazione formale e per l'uso di metafore complesse, Neruda sceglie la via della semplicità e della chiarezza. Allo stesso modo, mentre i poeti simbolisti e surrealisti privilegiano le associazioni libere e i significati nascosti, Neruda opta per un discorso diretto e immediatamente comprensibile.

Questa scelta stilistica non rappresenta una limitazione, ma al contrario una forma di libertà poetica: la capacità di esprimere concetti profondi e sentimenti intensi attraverso un linguaggio accessibile a tutti. La poesia di Neruda dimostra che la semplicità può essere tanto efficace quanto la complessità, e che la verità poetica può emergere anche da un linguaggio apparentemente povero.